Frode alimentare, quale ruolo per la Centrale del Latte di Firenze ( Mukki) ?

settembre 4, 2008

Comunicato stampa Unaltracitta’/Unaltromondo

Frodi alimentari: Qual e’ il ruolo della Centrale del Latte di Firenze nell’inchiesta della Procura di Cremona?

Quale e’ il ruolo della Centrale del Latte di Firenze, partecipata al 63% dal Comune, nella frode oggetto di inchiesta della Procura di Cremona?

Quali sono i meccanismi di tutela della salute dei consumatori che la Centrale del Latte ha previsto e attivato?

Lo chiede  Unaltracitta’/Unaltromondo preannunciando un’interrogazione urgente vista l’esistenza di un’inchiesta del PM Francesco Messina sulla frode che ha permesso l’immissione sul mercato alimentare di formaggi e latticini scaduti e avariati destinati allo smaltimento e considerato che la Centrale del Latte di Firenze viene esplicitamente chiamata in causa in tale inchiesta.


Frode alimentare, quale ruolo per la Centrale del Latte di Firenze (Mukki)?

luglio 6, 2008

Comunicato stampa Unaltracitta’/Unaltromondo

Frodi alimentari: Qual e’ il ruolo della Centrale del Latte di Firenze
nell’inchiesta della Procura di Cremona?

Quale e’ il ruolo della Centrale del Latte di Firenze, partecipata al
63% dal Comune, nella frode oggetto di inchiesta della Procura di
Cremona? Quali sono i meccanismi di tutela della salute dei
consumatori che la Centrale del Latte ha previsto e attivato? Lo
chiede  Unaltracitta’/Unaltromondo preannunciando un’interrogazione
urgente vista l’esistenza di un’inchiesta del PM Francesco Messina
sulla frode che ha permesso l’immissione sul mercato alimentare di
formaggi e latticini scaduti e avariati destinati allo smaltimento e
considerato che la Centrale del Latte di Firenze viene esplicitamente
chiamata in causa in tale inchiesta.


Giochi di potere all’interno della sinistra, sulla Mukki Latte.

giugno 18, 2008

dal sito della CGIL:

Mukkilatte, ora entrano in gioco anche le “correnti” della Margherita

I retroscena sull’operazione di salvataggio della Centrale del Latte. I timori dei sindacati

di Osvaldo Sabato sull’Unità 1/3/2007

PAGINATE sui nuovi assetti societari della Mukki latte. Polemiche incrociate e sotterranee, allusioni e altro. «Ora basta» tuona la Rsu della Centrale del
latte. «La vecchia proprietà ed i nuovi interessati siano seri e responsabili nel difendere i propri interessi» scrivono sempre i sindacati «ma lo siano di più nel cercare la rapida conclusione ad una vicenda che rischia di diventare la novella dello stento» concludono.

Il riferimento è al nuovo assetto azionario, che dovrebbe emergere dopo le intenzioni di Pistoia e Livorno di vendere le loro quote azionarie. Ma venderle a chi? Alla Provincia di Firenze sono state offerte queste quote e il presidente Matteo Renzi , non ha chiuso la porta in faccia all’operazione salvataggio.

Ma se per la Provincia pare che non ci siano problemi a mettere le mani sul pacchetto azionario del consorzio provinciale livornese (il 12%), lo stesso non si può dire per quello che è nella mani del comune di Pistoia (il 32,71%). In questo caso per Renzi si starebbero materializzando due problemi: la voglia di Pistoia di far cassa quanto è più possibile e la “freddezza” del vicesindaco di Pistoia Luca Iozzelli, della Margherita come Renzi, che non ha nessuna intenzione di far passare il giovane presidente della Provincia di Firenze come il salvatore della Mukkilatte. E qui entrano in gioco anche le variabili interne alle correnti della Margherita: Iozzelli è infatti un fedelissimo del segretario regionale Antonello Giacomelli (area Popolare), mentre Renzi è un rutelliano.

Veleni e sgambetti, che potrebbero saltare se, come chiede Pistoia, dovrebbe toccare a Fidi-Toscana il compito di far valutare le quote in suo possesso. Però sia Palazzo Vecchio, che la Provincia, vorrebbero che fosse invece un perito del Tribunale a fare questa operazione (è un perito oggettivo) dicono. Se così fosse la Provincia di Firenze si troverebbe a dover sborsare troppi soldi in più con riflessi preoccupanti e immediati sul suo bilancio. In questo scenario poi si inserisce il Comune di Firenze (proprietario del 55% delle azioni) che ha una carta importante da giocare: il conferimento alla Mukki del terreno della nuova centrale del latte.

Ma in questa fase sarebbe conveniente fare questo passaggio? Gli strateghi finanziari, stanno valutando tutte le ipotesi. Nell’attesa, Palazzo Vecchio vedrebbe favorevolmente l’ingresso della Provincia di Firenze perché in questo modo ci sarebbero ulteriori garanzie per gli interessi degli allevatori del Mugello. Quest’ultimi, inoltre, potrebbero creare una filiera con quelli di Siena e Grosseto, benedetta anche dalla Regione. Sarebbe un modo per dare ancora più forza al legame fra gli allevatori toscani e un’azienda che ha una forte connotazione territoriale. Anche i sindacati sarebbero d’accordo con questa nuova “mission” della Mukki. Naturalmente tutto ciò sarà possibile con la proprietà in mani pubbliche. Perché con i privati sarebbe un’altra storia. Insomma, si studiano diverse soluzioni per il futuro della centrale, che sicuramente avrà un nuovo presidente. Infatti pare che per il verde Franco Cervelin, il tempo sia ormai scaduto.


Il Comune di Firenze sta svendendo le sue partecipazioni?

giugno 17, 2008

Da un articolo sul sito della CGIL, si intuisce come il comune di Firenze sia indebitato in maniera determinante per le grandi opere faraoniche ed inutili, ed inoltre per le scelte sbagliate di un amministrazione poco accorta ed assente dalla città.

Ecco il testo:

FINANZIARIA
Centrale latte Adf, Fiera, Sat Il Comune lascia le spa
Secondo Albini Mercafir non dovrà essere dismessa
MARZIO FATUCCHI su la Repubblica 22/10/2007

La Centrale del Latte è di nuovo sul mercato. E´ la nuova legge Finanziaria che obbliga Palazzo Vecchio a disfarsi della storica società messa in piedi da Giorgio La Pira. L´articolo 87 del disegno di legge impone agli enti locali di non creare, né «assumere o mantenere, direttamente o indirettamente» azioni di società «non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali». E produrre latte non lo è, secondo il sindaco Leonardo Domenici, come ha ripetuto più volte prima e dopo la fallita privatizzazione del 2003 (doveva entrare Parmalat, poi sfumò tutto): «Non credo sia compito di un Comune produrre latte, mozzarelle e yogurt». Ma non è la sola spa da dismettere: via le quote in Adf e Sat, non è compito del Comune organizzare il trasporto aereo. Pure Firenze Fiera: non rientra tra gli scopi di Palazzo Vecchio organizzare congressi e esposizioni. In dubbio anche Afam, non è più compito dei Comuni vendere farmaci come organizzare il commercio all´ingrosso: via anche la Mercafir. E con le quote delle spa, salta per Palazzo Vecchio la possibilità di indicarne i Cda: presidenti, membri e sindaci revisori.

«Lo sapevamo, stiamo cercando di interpretare il testo» risponde l´assessore alle aziende partecipate Tea Albini. Pochi dubbi sulla Centrale, «al 90 per cento rientra tra quelle da vendere», Albini si dice incerta sulle altre: «Adf e Sat sembrerebbero fuori, ma sono quotate in borsa, forse ci sarà una salvaguardia. Afam ha una relazione con la Società della salute. Firenze Fiera? Il sistema fieristico serve per valorizzare la città». Giudizi da ricercare nelle pieghe degli statuti delle aziende. La Mercafir invece per Albini è salva: «Gestisce anche l´area mercatale, di competenza pubblica». E´ certo l´addio per le quote (simboliche) di Banca Etica. Ma l´obbligo di vendere entro 18 mesi è una iattura, per Albini: «Quando uno è costretto a vendere, la fa in condizioni peggiori». Un problema anche per la Cgil: «Siamo preoccupati per le possibili ripercussioni negative sui lavoratori» dice il segretario della Camera del lavoro di Firenze, Mauro Fuso. E così, dopo che il capitale della Centrale è salito a 30 milioni di euro e sembrava sfumato l´ingresso della Provincia, si riapre il capitolo privatizzazione della Mukki, che ha provocato scontri pesantissimi in maggioranza.


Mukki Latte Centrale del Latte spa

giugno 16, 2008

Parliamo di Mukki LATTE

Iniziamo da quì un lungo percorso per capire, insieme, da dove abbiamo iniziato, a che punto siamo arrivati e dove potremmo arrivare, parlando di un alimento che è il principe di tutti gli alimenti, cioè il latte. Tratteremo i temi che riguardano la centrale del latte Mukki, il mondo degli allevatori della provincia, le mucche da latte ed il latte di per se stesso.

Centrale del latte Mukki
Inizialmente la diffusione di latte a Firenze, era perpetrata ad opera di contadini che possedevano pochi capi di bestiame, direttamente in stalla o a domicilio con recipienti e misurini. Nel 1934 la municipalità di Firenze costituisce tre Consorzi per la conservazione e la distribuzione del latte fresco in corrispondenza alla crescente richiesta di una cittadinanza in continuo aumento. Nasce così, la base per la realizzazione di un unico stabilimento centrale per la produzione del latte. Nel primo dopoguerra, grazie alla determinazione del nuovo sindaco Giorgio La Pira, si costituisce il Consorzio per la centrale del Latte di Firenze SpA, il cui capitale sociale era di 5.250.000 lire, rappresentato da 5.250 azioni, suddivise tra il Consorzio Agrario (2.500), la Cooperativa Latte e Derivati (2.500), la Cassa di Risparmio di Firenze (125) e la Banca Nazionale del Lavoro (125).
Sono tre i principi di riferimento a cui La Pira si ispira per la fondazione del Consorzio:
– Presidiare la qualità e la salubrità del prodotto
– Incentivare lo sviluppo della zootecnia locale offrendo, garanzie e supporto economico agli allevatori del territorio
– Adeguare l?Azienda alle sfide del mercato
Nel ?54 si da via alla produzione e nei futuri anni si arriva ad un monopolio del mercato, detenendo l?esclusiva nella raccolta, nella produzione e distribuzione del latte.
E? intorno alla metà degli anni sessanta, che il Comune di Firenze decide di acquistare il 95% delle azioni in seguito al fallimento della Cooperativa latte e derivati, ma sarà nel 1983, con la fusione della centrale di Pistoia e l?acquisizione del Centro Latte Lucca del 1998, che si arriverà all?attuale composizione societaria.
Nel 2003 si tenta la vendita dell?Azienda, acquirente la Parmalat. Le motivazioni che spingono a questa scelta, sono dettate dall?obbligo di lasciare lo storico stabilimento di via Circondaria, per dare spazio ai cantieri della nuova stazione dell?Alta velocità, e quindi per la costruzione di un nuovo impianto. La vendita sfuma e la società sarà costretta ad affrontare le spese per la realizzazione di un nuovo stabilimento in via dell?Olmatello, tuttavia rimane sempre aperta la questione sulla vendita della società, questione rafforzata dalla finanziaria 2007 che obbliga gli enti locali a non assumere o mantenere, direttamente o indirettamente, azioni di società, non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali. Al momento, l?Azienda, non risulta tra le società finalizzate agli scopi istituzionali del Comune, non ci sono produttori di latte sul territorio comunale, e quindi è tutto rimesso nelle mani del consiglio che dovrà decidere entro giugno 2009. Sono stati cercati accordi con, la Provincia, con la Regione e con la Camera di Commercio in questi ultimi anni, ma non si è raggiunto niente di definitivo, il timore è quello che arrivi una multinazionale e che faccia sfumare tutte le buone intenzioni del progetto, sulla incentivazione del territorio, sotto tutti i punti di vista.

Situazione della Centrale del latte Mukki
Attualmente la Centrale del latte di Firenze Spa è posseduta dal Comune di Firenze per il 63% delle azioni, dal Comune di Pistoia per il 27%, dal Consorzio provinciale di Livorno per il 9,9%, dall?Ente Cassa di Risparmio e la Bnl, che entrarono alla fondazione del Consorzio del latte con 125mila lire nel ?51, per una quota azionaria dello 0,005% ciascuno.
Con un fatturato di 100 milioni di euro l?anno, ha chiuso il bilancio del 2007 in rosso con un deficit di 2,3 milioni di euro, confermando le previsioni del piano industriale 2007-2011 che prevede una parità nel 2009. L?azienda è sana, con 200 dipendenti, un indotto di 1.000 (sono 160 i padroncini che trasportano latte) e diecimila clienti (il 60% alla grande distribuzione), ha sempre prodotto utili e si trova a dover fare i conti con i mutui che ha acceso per costruire il nuovo stabilimento nell?area Mercafir di Novoli. L?indebitamento è di oltre 60 milioni di euro e grava sull?azienda con 3,8 milioni di euro all?anno, ma ha prodotto un aumento di capitale consistente e a portato l?azienda ad essere una tra le più competitive d?Europa.
Secondo il presidente Paolo Bambagioni sono tre i punti da affrontare ed integrare nel piano industriale.
Il primo riguarda una ricontrattazione dei mutui con gli istituti bancari per spalmare negli anni gli oneri, e rendere meno pesante le voci finanziarie sugli esercizi annuali
Il secondo riguarda una diminuzione del personale, per 28 posti lavoro, ereditati dalla chiusura degli stabilimenti di Pistoia e Livorno, con una mobilità già concordata con i sindacati.
Il terzo punto riguarda il costo delle materie prime: il costo del petrolio in aumento ed il costo del foraggio, sempre in aumento grazie al dirottamento dei contributi a favore della produzione di combustibile ecologico, grava sulla Mukki per 1,250 milioni di euro in più.

Da tutto questo si può dedurre solo una amara constatazione, i tre punti, che con tanto entusiasmo, Giorgio La Pira proclamò, si può dire che sono falliti tutti. Il primo, il presidio di un prodotto di qualità e salubrità, è fallito perché il latte, che subisce una serie di lavorazioni e compensazioni, ha assunto la caratteristica di un alimento sterile, con l?aggiunta di sostanze chimiche in qualche caso, ma di questo ne parleremo più accuratamente in altro capitolo. L?incentivazione alla zootecnia, pure, visto che su tutto il territorio fiorentino, non esiste più una stalla e che, addirittura le stalle del Mugello, sono messe a rischio dal fallimento del progetto in vista di una effettiva vendita della Mukki. Il terzo punto, l?adeguamento dell?Azienda sul mercato, è in equilibrio precario, visto che dopo tanti anni di bilanci positivi, vuoi per una cosa o vuoi per un’altra cosa, sono arrivati i bilanci in rosso.

La prossima volta parleremo di allevatori e varie problematiche.


Perchè una mappa del potere locale?

giugno 16, 2008

Oggi la nostra società si evoluta, ma si è evoluta così tanto che i sistemi con cui viene governata, sfuggono alla semplice comprensione del cittadino, che ormai non solo è lontano dal poter controllare il politico direttamente, ma non ne riesce a comprendere neanche le manovre fatte tramite le società finanziare e società per azioni, con cui intraprende i servizi al cittadino, cioè le ex-municipalizzate.

La politica ha raggiunto l’obiettivo di scollarsi dalla preferenza diretta attribuita dal cittadino che quindi delega il politico ad amministrare ma non lo può controllare, quindi la delega non ha efficacia.

Non contento di questo, il politico, delega le sue scelte di politica reale, alle aziende “pubbliche” che prendono in appalto tutti i servizi che spetterebbero alla amministrazione pubblica, ma che vengono gestiti con interessi privati.

Chi nomina chi?

Chi ha i meriti per nominare chi?

Chi ha i meriti per essere nominato?

Quale è il limite di operatività delle aziende “pubbliche”, che però godono di tutti i poteri privati capitalistici?

A queste ed altre domande cercheremo di rispondere, aiutando a fare vera informazione per il cittadino.

Andrea Vannini